WE'RE OPEN 2013 - sabato 9 novembre ore 9,00 - 18,00 - Istituto Tecnico Tecnologico Blaise Pascal - Cesena (FC)
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Perché il Linux Day non è più sufficiente

We're Open, giornata dei saperi liberatiIl Linux Day, che abbiamo organizzato fin dal 2008, è stato uno dei momenti qualificanti della nostra attività di divulgazione sul software libero. Già dalla nostra prima adesione, ci siamo subito orientati verso un approccio molto informale e più aderente a ciò che, a tutt'oggi, riteniamo ancora essere la strategia più efficace per “narrare” l'alternativa libera e aperta ai software proprietari. Vale a dire la comunione dei saperi all'interno di una nuova fase di rimodulazione dei rapporti economici che regolano gli scambi sociali.
 
Ciò in forza della convinzione che qualsiasi cosa, prima di tutto, ha bisogno di essere conosciuta e condivisa. L'esigua diffusione di Linux, di poco superiore all'1% sul totale del parco macchine, richiede una riflessione seria che non può più risolversi esclusivamente all'interno della nostra comunità.
 
Così, quando il “nuovo” direttivo nazionale del Linux Day ha proposto il titolo dell'edizione 2012, abbiamo colto tutta la gravità della mancanza di una visione sullo stato complessivo di Linux e sulla sua possibile diffusione. Infatti, proporre un tema come "Il Software Libero nella Piccola e Media Impresa" significa non avere presenti le dinamiche del mondo imprenditoriale e, ancora meno, i meccanismi che regolano i processi delle “scelte informatiche” in ambito domestico.
 
Pensare che l'impresa, non importa se media o piccola, sposi “la giusta causa” di Linux senza nemmeno sapere di cosa si parla, è pura utopia. Questo scenario si potrà verificare solo quando le coscienze saranno diventate sensibili alle reali alternative e, di converso, quando la scuola si trasformerà in una vera e propria agenzia educativa e non, come succede oggi, in un mero contenitore di sollecitazioni informatico-commerciali. Il vero scandalo è che nelle scuole italiane “l'informatica” si riduce a Microsoft Word per scrivere e a Microsoft Explorer come sinonimo di Internet. In questo senso, appare del tutto naturale che la scuola rappresenti l'unico terreno sul quale insistere e investire tempo e risorse.
 
Continuare a pensare a Linux unicamente come un sistema operativo con i relativi software, ancorché liberi e aperti, non fa avanzare di un millimetro la sua diffusione. C'è in ballo molto di più di qualche manciata di bit organizzati per fare, più o meno, le stesse cose dei programmi venduti (e con ipocrita lungimiranza fatti anche copiare) dalle major. Il riferimento è ai diritti di espressione, alla condivisione della conoscenza, alla libertà di usare la rete come mezzo di emancipazione per tutti. Quindi, la sfida non è (solo) sulla tecnica, ma su cosa dovrebbe essere la cultura e sui modi (anche tecnologici) per renderla effettivamente partecipata.
 
Per queste ragioni decliniamo l'invito ad aderire al Linux Day 2012. In alternativa, stiamo organizzando un evento a tutto campo, in cui Linux è solo uno dei fattori che concorrono alla diffusione della conoscenza. Questo è il senso di “We're open”, una giornata dedicata alla liberazione dei saperi e a chi è convinto che un altro mondo sia possibile.



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